Dopo 4 mesi ci scrive Erica, volontaria in servizio civile in Guatemala raccontadoci le sue impressioni. Un'esperienza entusiasmante, ricca di emozioni date dal lavoro con i bimbi del posto e dal contatto con un natura intensa in un paese difficile ed affascinante allo stesso tempo.
I primi 4 mesi a El Tejar, dipartimento di Chimaltenango, Guatemala, Centro America.
Prima di partire
I giorni passano veloci, il tempo scivola via trascinandosi le nostre giornate. Polvere e colori. Questo è quello che sento pensando al Guatemala. Oltreoceano, interminabili ore di volo.. Viaggio omerico.. nel senso, un'odissea!! Però sto bene, anzi stiamo bene.. visto che a vivere questa esperienza siamo in due. Elisa ed io.
Credo che ognuno di noi dovrebbe amarsi quanto basta per spingersi a fare sempre quello che reputa, per se stesso, il meglio. E poi tentare. Tutti i ragazzi che ho incontrato alla formazione a Padova sono stati molto stimolanti per me. Ognuno ha scelto di partire per svolgere servizio civile all'estero spinto da motivi differenti. Chi per inserire un'esperienza interessante nel curriculum vitae, chi perché aveva voglia, o necessità, di tagliare la corda per un po'..Ognuno di noi ha fatto una scelta... Io sono davvero contenta della mia decisione. Sono partita senza troppe aspettative, perché non volevo assolutamente essere delusa. E ad oggi posso dire di essere soddisfatta di me, del progetto, del luogo in cui vivo e delle persone che mi circondano.
El Tejar
El Tejar.. pueblito con 15 mila abitanti circa, diviso dalla Carrettera Interamericana: le due parti del paese sono unite da una passerella sopraelevata.. inquinamento, polvere e colori.. Moltissimi, intensissimi colori. Gente. Nelle vie principali le case e le tiendas sono molto colorate.. ci sono scritte sulle pareti con l'indicazione dei prodotti in vendita.
La gente è cordiale, ma le persone con cui abbiamo legato di più sono le nostre colleghe di lavoro. Mi rendo conto che scrivo passando dalla prima persona singolare alla prima persona plurale. Questo è dovuto al fatto che non sono arrivata qui da sola.. a Panama, dopo 14 interminabili ore di volo, ho incontrato Elisa, la mia compagna di avventure! Ora volenti o nolenti condividiamo praticamente tutto.
Credo che questo sia uno dei primi aspetti da tenere in considerazione: la condivisione della propria quotidianità e dei propri spazi personali con qualcun altro. Per me è stato un aspetto molto delicato. Non è stato facile l'approccio a ciò ma sono riuscita ad affrontare la situazione nel migliore dei modi: un po' grazie al rapporto di sincerità che abbiamo instaurato Elisa ed io, un po' grazie al confronto con le mie colleghe di lavoro, che condividono la loro stanza con due, tre, quattro. Ho considerato la situazione come parte del progetto a cui mi sarei dovuta adattare per portare a termine la mia scelta nel migliore dei modi. Ora con Elisa sto bene, e condivido con la stanza, la dispensa, il bagno, il lavoro, i week end, le sensazioni..Certo, i momenti di tensione ci sono, ma è normale.
Parlo di questo aspetto piuttosto personale perché a mio avviso può essere utile per altri potenziali volontari.. e perché occorre adattarsi. Elisa ed io viviamo in casa della direttrice della scuola in cui lavoriamo. Silvia ha una mentalità molto aperta ed ama moltissimo il suo Paese. Anche con lei, Elisa ed io abbiamo instaurato un rapporto che si basa sul dialogo sincero e diretto.. e per quanto mi riguarda questo mi semplifica molto la convivenza, perché non temo di domandare e sapere.
Routine quotidiana
6:50 a.m.. suona la sveglia....sbadigli, intricato stiramento del corpo e via! Fagioli, riso, tortillas di mais, uova, formaggio e atol di riso. Questo è il tipico desayuno guatemalteco, ma io ho bisogno di iniziare la giornata in modo diverso, quindi moka di caffè, pan dulce e marmellata e poi via verso CEDIN, che dista 5 minuti a piedi dalla nostra casa. CEDIN è una scuola pre primaria, in cui i bambini, dai 4 ai 7 anni, hanno la possibilità di apprendere, giocando soprattutto. Sono divisi in 3 saloni, ciascuno gestito da 2 maestre e dai volontari. Si svolgono attività di pre lettura, pre scrittura, musica, educazione fisica, educazione all'ambiente sociale e naturale, educazione alimentare e all'igiene, avviamento alla matematica. Il bimbo ha la possibilità di ricevere colazione e pranzo qualora la famiglia lo necessiti. Ogni famiglia contribuisce mensilmente, in base al proprio livello economico, alle spese che la scuola deve sostenere.
Le maestre, in maggioranza giovani donne che durante la settimana lavorano e nel week end frequentano l'Università, si impegnano con entusiasmo per il futuro dei bimbi. Sono contente del loro impiego, ma in generale sentono l'esigenza di maggior formazione per educare al meglio i piccoli. I genitori si dicono contenti di CEDIN perché i bambini vengono seguiti da maestre competenti, in grado di preparare bene i piccoli alla scuola primaria, dove è davvero poco frequente che gli insegnanti abbiano la voglia e il tempo di preoccuparsi dell'apprendimento di ogni singolo alunno. Sono contenti anche perché i piccoli possono ricevere un'alfabetizzazione di inglese grazie ai volontari che vengono dall'Europa o dagli Stati Uniti. In questo caso il passaparola è il mezzo di diffusione principale per la fama di CEDIN, che negli ultimi anni ha visto aumentare di molto il numero degli iscritti.
CEDIN è un progetto nato in seno alla ONG FUNDIT, che promuove lo sviluppo della comunità di El Tejar attraverso l'educazione e la formazione, preparando i più piccoli alla scuola e cercando di favorire il percorso scolastico dei ragazzi, anche attraverso borse di studio, in modo che il maggior numero possibile di giovani abbiano accesso ad una buona educazione che li formi come cittadini responsabili e attivi. IBO Italia collabora al progetto da diversi anni con l'invio di volontari.
Il mio lavoro consiste nell'aiutare le altre due maestre nella realizzazione delle attività didattiche. Inoltre insegno le basi della lingua inglese e mi preoccupo di sensibilizzare i più piccoli sulla questione ambientale.
Ulteriori impressioni
Che dire ancora??...I bimbi danno una carica incredibile! Dopo tre mesi ho imparato abbastanza bene a capire il loro modo di essere, quindi mi relaziono con loro in maniera positiva anche se insegnare non è facile ma dà soddisfazione! Molti iniziano davvero a legarsi a me.. e io a loro!
Alcuni vivono in una situazione un po' complessa, ma il clima familiare di CEDIN li aiuta a stemperare le difficoltà quotidiane.
Dopo il delizioso pranzo cucinato da dona Marcelina, ci fermiamo a scuola fino al primo pomeriggio per preparare il materiale didattico.
Dopodiché ci rechiamo in biblioteca, in cui siamo impegnate in differenti circoli di lettura e in un programma di potenziamento della lingua inglese con i ragazzi della scuola primaria in possesso di una borsa di studio rilasciata da FUNDIT che così vuole sensibilizzare i bambini alla lettura.
Elisa ed io facciamo anche parte di due gruppi: uno di fitness e uno di cittadinanza attiva. I due gruppi ci permettono di confrontare la nostra esperienza con quella di altre giovani donne guatemalteche. Il confronto è sempre occasione di arricchimento anche se non è facile legare profondamente con le ragazze di qui. Risultano sempre un po' sfuggenti, nonostante la loro innata simpatia. La loro vita è completamente diversa da quella di una ragazza italiana di vent'anni. Crescendo in due realtà aliene ci si ritrova a pensare con meccanismi differenti rischiando molte volte di essere viste come un modello da seguire piuttosto che come delle potenziali amiche.
Ovviamente non è sempre così. Con le mie colleghe sto legando molto, nonostante tutte le differenze che ci sono tra di noi, sempre più spesso troviamo punti di incontro nella routine lavorativa.
Altro elemento da non sottovalutare è l'idioma. Noi siamo arrivate senza sapere perfettamente lo spagnolo. Dopo quasi quattro mesi riusciamo a capire e farci intendere senza troppi problemi e perciò siamo più integrate.
Ecco, in genere arriviamo alle 6:30 del pomeriggio abbastanza distrutte, ma contente della nostra giornata. La cena è sempre un tranquillo momento di conversazione per condividere tra noi e con Silvia i pensieri...
Oltre il lavoro
Spesso nei week end siamo libere di andare a farci un giretto. Il Guatemala è un paese con una natura mozza fiato (anche se il problema dei rifiuti è ancora tutto da risolvere). Alcuni luoghi più o meno turistici pullulano di gente che viene da ogni lato del mondo e del Guatemala stesso, si respira un clima di multiculturalità davvero piacevole. In particolare sto pensando al Lago di Atitlan, che per i guatemaltechi, e per me, è il lago più bello del mondo!
Certo non è facile spostarsi, le variopinte camionetas arrivano in ogni luogo, ma gli autisti guidano in maniera decisamente imprudente. Questi mezzi di trasporto sono frequentemente assaltati da persone armate per rapinare conducenti e passeggeri per impossessarsi di denaro e oggetti di valore: nel caso qualcuno opponga resistenza l'aprirsi del fuoco non è raro. Inoltre a settembre ci saranno le elezioni per cui la tensione sociale è più intensa. Il risultato è una situazione precaria; la criminalità è diffusa e controlla molte zone del paese e anche il narcotraffico causa problemi nel territorio
Questa situazione di pericolosa incertezza, anche se non ci ha mai coinvolte direttamente, condiziona la nostra vita: per due ragazze come noi non è facile muoversi con la possibilità di essere assaltate, fare una minuziosa attenzione a non dare nell'occhio, non poter fumare una sigaretta per strada, non poter uscire a bere una birra. Sono tutte piccole cose che mi risultano un po' pesanti da sopportare, ma che caratterizzano il piccolo paese in cui viviamo.Questa è una panoramica dell'esperienza che sto vivendo. Non pretendo di essere esauriente, ma spero di poter essere utile a qualcuno.. e spero che qualcuno, leggendo, possa farsi una vaga idea di quello che stiamo vivendo.
Talvolta mi succede di pensare a casa, ai miei amici, a come sarà quando torno: e sempre il mio troppo pensare si arresta con un sorriso che viene dal mio essere in pace con me stessa qui, in questo luogo. Un sorriso fonte di un ottimistico pensiero: sono convinta che comunque prosegua, questa esperienza sarà un nuovo punto di partenza per la mia persona, e non un punto d'arrivo. Avanti sempre, senza mai fermarsi, anche se dovesse essere "a tentones", come dice la piccola Eli!
Erica, volontaria IBO in servizio civile in Guatemala
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Commenti
Grazie
Giovanni
p.s. abbraccia forte da parte mia Silvia e tutto il personale di CEDIN
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