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Volontariato
Cooperazione
Partecipazione
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La prima fase:
- Il progetto prende corpo nel 91-92 a seguito di un’epidemia di colera; i primi casi si registrano nel gennaio 1991 e l’epidemia si diffonde assai rapidamente. L’emergenza fa toccare con mano le precarie condizioni igienico-sanitarie in cui vivono queste popolazioni e da qui nasce l’idea di portare l’acqua potabile nei caserios andini e di costruire altresì una rete di latrine, visto che tuttora la popolazione indigena vive senza servizi igienici.
- I campesinos si impegnano a dare il loro contributo in manodopera e viene loro insegnato il concetto sin qui ignoto di manutenzione, per permettere il normale e regolare funzionamento di quanto posto in opera.
La seconda fase
- Il progetto ora in cantiere viene chiamato progetto di “sviluppo autosostenibile”, consiste nella realizzazione di micro-imprese (laboratori artigianali) e tende a fare in modo che i giovani non emigrino verso la capitale attratti da miraggi inesistenti.
- Nelle Ande peruane ci sono già molti Taller (laboratori, officina), coordinati da volontari italiani, dove i giovani imparano appunto un mestiere: intaglio del legno, carpenteria, lavorazione del ferro e, per le donne, la manifattura di Chompas (maglioni) prodotti con lana di alpaca. Ecco quindi nascere l’idea della micro-impresa, poiché questi ragazzi, una volta raggiunta una certa manualità e maturità nel campo del lavoro, potrebbe poi unirsi e mettersi in proprio.
- Per fare ciò il progetto prevede di fornire a questi giovani gli strumenti (attrezzi di lavoro) necessari per poter partire; saranno poi essi stessi a dover trovare le energie morali e materiali per proseguire la loro attività ed è proprio questo lo scopo da raggiungere.
I numeri dell’opera
- Inizio lavoro aprile 1996
- Fine prevista luglio 1997
- Numero acquedotti 30
- Numero latrine 240
- Beneficiari 30.000
- Personale locale 500
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