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INDIA: PROGETTO BANDRA email
Lo Stato del Maharashtra, che ha come capitale Bombay, è uno dei più grandi e popolosi dell’India. Il suo livello socio economico è tra i più alti del paese. Tutta la popolazione dello stato e di parte di quelli confinanti (Gujarat, Madhyapradesh, e la parte nord del Karnataka), si concentra sulla capitale che presenta quindi un bacino di utenza di circa 100 milioni di persone. Bandra, con circa 3 milioni di abitanti, è uno dei quartieri più popolosi di Bombay.
Anche l’attività economica e sociale di questo ampio territorio si concentra su Bombay facendo di questa città una delle principali dell’India e un polo sanitario ed economico di prim’ordine, tale da essere considerato punto di riferimento per il resto del paese e, di conseguenza, particolarmente adatto per la realizzazione di progetti di avanguardia. Questo concentrarsi di popolazione pone problemi logistici ed assistenziali notevoli: la città, che dieci anni fa contava circa 9 milioni di abitanti, raggiunge oggi i 20 milioni. La continua e incontrollata urbanizzazione ha portato al formarsi di vastissimi slums dove masse di persone miserrime e affamate, richiamate in città dalla possibilità di ricevere un salario anche minimo, vivono in condizione di estrema indigenza in tuguri di legno fradicio e in capanne di giunco. L’immigrazione così imponente crea, oltre a gravissimi problemi di ordine abitativo e sociale, anche una situazione sociosanitaria precaria ed esplosiva a cui le autorità e le istituzioni statali, per la loro stessa ammissione, non possono far fronte.

Il progetto

L’Holy Family Hospital nasce a Bandra come maternità, solo in seguito viene trasformato in ospedale. Nel 1985, grazie ad un progetto di cooperazione presentato dall’IBO all’Unione Europea e sotto la spinta di Madre Giovanna Alberoni, l’ospedale ha continuato a svilupparsi arrivando dai 100 posti iniziali ai 200 di oggi. Ma anche questi 200 posti risultano pochi per la mole di lavoro che quotidianamente la struttura deve sostenere. Di qui la necessità di un ampliamento, pensando soprattutto ai bambini, con la costruzione di nuovi reparti di chirurgia generale, cardiochirurgia e cardiologia infantile. L’ambizioso progetto presenta costi notevoli e per la costruzione e per l’acquisto delle attrezzature. Fra le varie realtà impegnate, tra le quali l’Istituto Gaslini di Genova, la Diocesi di Piacenza, l’Istituto delle Suore Orsoline di Piacenza, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il Comune di Piacenza, la Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano, la prima a rispondere concretamente è stata la Conferenza Episcopale Italiana che, utilizzando i fondi dell’8 per mille, ha concesso un contributo di lire 500.000.000 permettendo così l’inizio dei lavori e l’acquisto delle prime attrezzature. Con la speranza che il contributo della CEI sia uno stimolo per smuovere tutte le persone, le istituzioni e le associazioni che a suo tempo hanno dato la loro disponibilità per collaborare nella realizzazione dell’opera, invitiamo anche i lettori di “Notizie IBO” a contribuire al progetto “Un cuore per i bambini”.

I numeri dell’intervento

  • Inizio intervento: ottobre 2000
  • Beneficiari: 3 milioni di abitanti
  • Spesa: 6 miliardi

Le opere realizzate

  • cardiologia, cardiochirurgia, chirurgia generale e relative attrezzature
  • formazione di personale medico e paramedico locale
  • sostegno alla donna e alla famiglia