La mattina della mia "despedida"
Erano le 8 della mattina dell'8 settembre e stavo cercando di fare la valigia di fretta, quando qualcuno suona al campanello: era Yennifer, una delle ragazzine del laboratorio di teatro. Non era ancora andata a scuola ed era venuta a portarmi un regalo e una lettera prima che arrivasse il mio taxi. Il regalo l'ho scartato davanti a lei, mentre la lettera mi ha detto di leggerla quando sarei rimasta sola.
L'ho abbracciata forte forte e continuavo a ripetere "muchas gracias" come un disco incantato, non avevo parole per dire altro e anche lei, per una volta, non ne aveva. Se n'è andata salutandomi con le lacrime agli occhi, e questo mi è bastato per capire l'affetto che provo per lei.Yenifer ha circa 13 anni, è spiritosa, vivace, talvolta sfacciata e fa ridere un sacco.. quando la guardavo mi sembrava di vedere me alla sua età, e questo è stato il comune denominatore che ci ha fatto legare in modo veloce e silenzioso, in pochissimo tempo e con grande intensità.
Più tardi, mentre andavo dentro e fuori dall'aeroporto aspettando la mia compagna di viaggio, ho letto la sua lettera e una grande commozione mi ha pervaso: parole bellissime, talmente profonde che sembravano scritte col cuore anziché con la mano, che mi hanno fatto comparire nella mente ogni secondo di questo campo. In quel momento anche il più piccolo e apparentemente insignificante dettaglio di quelle ultime settimane acquistava un valore inestimabile e la mia mente correva su e giù per la strada dalla casa alla scuola, dalla scuola alla biblioteca, alla scuola elementare dove andavo qualche pomeriggio, alla gelateria dove assieme a Yennifer e agli altri abbiamo mangiato una quantità esagerata di choco-fres. Mentre tutto questo prendeva forma tra le mie proiezioni mentali, sopra di me c'era il solito splendido cielo azzurro tipico della "terra dell'eterna primavera" e mi sono sentita in dovere di ringraziare ancora il Guatemala. L'ho fatto ogni volta che in questo mese contemplavo il paesaggio scorrere fuori dal finestrino di un chicken bus, i visi gioiosi dei bambini a scuola, le signore che per la strada mi salutavano col solito "Buenos dias seňo,que le vaya bien"! Non passava giorno in cui con i polmoni carichi di quell'aria, gli occhi pieni di quei colori,il cuore palpitante di gioia, non mi sentissi così viva e felice.
E poi rileggevo la lettera di Yennifer e mi chiedevo com'è stato possibile che in 3 settimane siamo riuscite ad affezionarci così. È grazie a lei e alle persone come lei, con le quali riesco a legare in fretta, con rapporti semplici fatti di risate, sguardi complici e infinita simpatia, che mi rimane un ricordo splendido della totalità dell'esperienza, piccoli grandi momenti condivisi che, non cambiano la vita, ma fanno di molto la differenza. Di queste persone ne ho incontrate molte in questo viaggio e ora, è pensando a loro che atterrando nella vecchia Venezia mi si stringe un nodo alla gola e si riempiono gli occhi di lacrime. Sono combattuta tra la voglia di scendere e riabbracciare i miei e la voglia di mimetizzarmi tra la folla e prendere il primo aereo per il centro America. Ma ora il mio posto è qui, e non mi resta che chiudere gli occhi per vedere nitido il Guatemala, sentire le voci dei bambini, il costante odore di tortillas, la polvere delle strade tra i capelli, la musica allegra degli autobus che mi accompagnavano nei viaggi tra la selva e la playa.
Ringrazio mentalmente, un'ultima volta, tutte le persone incontrate, anche se per poco, nel cammino. Ripenso alla magia del camminare ed essere in quel momento parte del tutto, parlare una lingua diversa e non sentirsi italiani dell'Italia, ma viaggiatori del mondo. Respirare l'aria magica di un bosco, della giungla, di una finca di caffè, di un coloratissimo cimitero, delle case della gente in cui siamo entrati e abbiamo condiviso quel che c'era, ascoltando le loro storie e immergendoci dentro per istanti brevi ma che nei miei ricordi dureranno una vita.
Gracias y hasta luego,Guatemala. |