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Da Lima alle Ande, andata e ritorno email

Limalima
Bulla, caos. Questo è quello che si percepisce una volta usciti dall'aeroporto e immersi nelle strade di Lima. Rumori fragorosi di clacson che hanno fretta di arrivare. Cartelloni pubblicitari in cui svettano, placidi, volti europei sorridenti da cui si intravedono splendidi denti bianchi. Enormi tragamonedas (letteralmente rubamonete, casinò, ndr) luccicanti che sembrano voler ostentare un lusso che si percepisce a singhiozzi. Alzando gli occhi, un po' oltre gli edifici colorati, e focalizzando lo sguardo su qualcosa che somiglia alla terra arida, rocciosa, del deserto mi accorgo che c'è una distesa di case talmente grande da non capire quale sia l'inizio e quale la fine.

La prima volta che ti accorgi dell'indifferenza con cui la città accoglie dentro di sé le invasiones (case abusive, enormi estensioni di case di terra, ndr) lascia una sensazione che non riesci ad identificare nell'immediato. Colpice la normalità con cui la vita qui in città prosegua tutti i giorni nella più totale diseguaglianza sociale. Lima è il centro di contraddizioni forti, dove gli estremi convivono fianco a fianco, su due binari paralleli, senza toccarsi. Ho l'impressione che tante vite diverse si sfiorino, collimino, ma non si incrocino, se non negli sguardi. Dopo di che ognuno continua nella sua vita, incurante della vita degli altri. Questo è il Perù, ho pensato. Un paese fatto di obras (opere pubbliche, ndr), di santi e processioni, di taxisti rumorosi, di autobus rotti pieni di gente (ma tuttavia ancora sufficientemente vuoti per permettere ad altri sventurati di salire), di smog, di Inka Cola -"El orgullo peruano", di marchas (manifestazioni). Eppure mi sembrava solo di avere carpito alcuni elementi della superficie di un oceano scuro.

La Sierra, il progetto, la povertà
Il progetto "Una scuola sulle ande" sostiene 16 scuole elementari nei caserios (villaggi, ndr) piu lontani e sperduti, dove tutto ciò che ho visto a Lima sembra non essere mai arrivato. La Sierra (la zona montagnosa della Cordigliera Andina, ndr), conserva ancora una parvenza di vita lima_andeincontaminata, ma dura, fatta di lavoro della chakra (terra, ndr) e di pascolo del bestiame, dove ancora il clima condiziona la vita quotidiana delle famiglie. Tuttavia anche qui si scorge qualcosa al di là del paesaggio maestoso e brullo che offre la cordigliera, che non ha nulla di idilliaco, tutt'altro. La povertà.

La povertà ha tanti aspetti, tante forme, e mi sembra a volte che si plasmi a seconda del luogo in cui è radicata. E non parlo della povertà che è visibile ad occhio nudo, come ad esempio una casa, ma qualcosa di più profondo, concretamente intangibile. Parlo della povertà che si percepisce nello sguardo di una madre che lavora tutto il giorno sola perchè il marito torna ubriaco la sera, ma che tuttavia aspetta con l'amore di sempre; nello sguardo di un figlio di 7 anni che veglia il papà svenuto per strada affinche nessuno gli possa rubare due soles che ha in tasca e che serviranno per comprare altra birra; nello sguardo di due anziani malati abbandonati dai figli emigrati in città per cercare fortuna di cui non hanno piu notizie da anni; nello sguardo indifferente della gente di fronte alla malattia e alla morte, perchè è la normalità della vita. Tutto questo disarma qualsiasi tipo di logica umana, e, se esiste, è sicuramente difficile da capire.

Viaggio di ritorno
Sulla strada verso Lima, durante il mio viaggio di ritorno da Chambruco, un caserio dove è presente una delle scuole del progetto, ho osservato. Ho osservato la diversità della vegetazione, che cambia repentinamente dai 3800 ai 2000; due ragazze nell'autobus con due borsoni sghangherati, ma vestite di tutto punto, che andavano a sostenere un esame all'università e affrontavano con spensieratezza un viaggio lungo 6 ore; un cartello con la scritta a penna "Internet" in un locale dove le sedie erano divorate dalle tarme e non c'erano finestre; il pomello trasparente del cambio dell'autobus su cui viaggiavo contenente l'immagine di Gesù e la scritta a caratteri cubitali del parabrezza "Dios es mi guìa" (Dio è la mia guida); un cancello custodito che dava accesso ad un pezzo di terra di cui non si intravedeva l'orizzonte con su scritto "Propriedad de la mina" (proprietà della miniera); una famiglia che viveva, sola, in una casa a 4.000 mt, che ha aspettato, seduta nello stesso posto chissà da quante ore, il panino del conducente dell'autobus.

Tornata a Lima ho fatto una passeggiata sul molo di Chorrillos, e mi sono seduta accanto ad un pescatore. Mi sono sentita come lui, in attesa. In attesa di pescare qualcosa di nuovo da queste acque oscure e profonde.

Manuela

Manuela Di Spaldro è rappresentante paese Perù per IBO Italia