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Sui&Dhaga: una stanza tutta per sè email

gruppo-donne-sdIn un giorno di fine agosto, nel compound dell'Holy Family Hospital di Bandra, di pomeriggio inoltrato, c'è stata una piccola e familiare cerimonia di inaugurazione di una ancor più piccola stanza, situata in Somnath Lane.

In questa stanza le donne del Sui&Dhaga si ritrovano da 4 mesi per un training di cucito che le ha portate al consolidamento delle loro capacità.

Dopo il tradizionale taglio del nastro rosso, le donne si sono riunite insieme a Maria Giovanna Speltini (responsabile IBO Italia per i progetti in India), Letizia De Martino (già coordinatrice del progetto)  e Sr.Shanty (attuale coordinatrice del progetto) per discutere dei progressi fatti e delle sfide che propone il futuro. Le nuove arrivate erano un po' disorientate dalla mole di impegno che verra' richiesta loro, ma si sono dimostrate molto attente alla discussione e decise a dare il loro contributo al gruppo.

La conversazione e' iniziata con una domanda fondamentale posta alle donne: cosa è e' il Sui&Dhaga? Sotto questo nome si possono infatti leggere diverse risposte: esso puo' essere un modo per arrotondare lo stipendio a fine mese o per passare il tempo esercitando un proprio talento, un'occasione per conquistare delle ore fuori casa, una risorsa fondamentale per il sostestamento della propria famiglia o la speranza del rovesciamento di una condizione altamente restrittiva in special modo verso le donne. Il Sui&Dhaga e' una via per l'emancipazione e la crescita personale, un modo per costruire autostima e fiducia nelle proprie capacita' in una societa' tesa alla repressione dell'individuo di sesso femminile. Il Sui&Dhaga pero' e' sopratutto un gruppo, un gruppo di donne che sceglie di confidare una nell'altra verso un cammino comune di crescita e riscatto.

inagurazioneAllo stesso modo, la stanza del Sui&Dhaga non e' semplicente uno spazio, un poco umido, all'interno del compound dell'ospedale. Essa e' il teatro ed il testimone del loro impegno giornaliero e della loro tenacia, l'incubatrice dei loro sogni e la protettrice silenziosa dei loro talenti. E' uno spazio condiviso e unico, in cui riecheggiano una volta di piu' le parole di Virginia Woolf: " Quando le donne avranno una stanza tutta per sé, non quella stanza in cui sono state rinchiuse per secoli a sognare il mondo al di fuori, ma il luogo, fisico e metaforico, in cui potersi allontanare dalle interruzioni della vita domestica, da coloro che consigliano, ordinano, giudicano, allora potranno essere se stesse e vivere a contatto con la realtà non più in isolamento ma in una nuova e più intensa relazione con il mondo".

Queste quattro mura sono oggi sopratutto una conquista, in una città come Mumbai la cui storia e' fatta di ‘struggle and sacrifice', una citta' in cui la lotta per la sopravvivenza ‘spills so vividly and unabashed out onto the streets, for that's what people are here for: to make the journey, to realize their dreams".

L'inaugurazione di una piccola stanza nel cuore pulsante della citta' rappresenta un piccolo passo in questo cammino simbolico e materiale di conquista ed emancipazione.


testo e foto di Chiara Paoli, volontaria IBO Italia in Servizio Civile

Citazioni:
Mistrulli Graziella, Una stanza tutta per se', by Virginia Woolf, Guaraldi/Gu.Fo. Edizioni, Rimini 1995. P. 12.

Shroff F.Murzban Breathless in Mumbai, Picador India,New York, 2008.P. xi

 

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