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Vignette dal Guatemala correo
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vignette_guatemalaBuenos dias, que te vaya bien... La cordialità e il sorriso della gente ti spiazza. Saluti per strada rispettosi. Occhi che ti guardano dentro e da cui non puoi nasconderti. La dolcezza e la spontaneità innocente contagiosa dei bambini. Non puoi non rimanere abbagliato dall'infinita luce emessa da questo popolo, che arriva a scaldare ogni calcarea sedimentazione di cinismo occidentale.

Ieri ho imparato una lezione di fiducia, di riconoscenza.. ma soprattutto di predisposizione positiva alla vita.. di forza positiva, piena di speranza.  Apparentemente piccole cose.. ma per me enormi. Una secchiata fredda in testa.. e poi l'inevitabile domanda: quando ho smesso di credere in certe sensazioni? Qui esistono ancora. È questo che mi fa rabbrividire, che mi fa riflettere, che mi fa sorridere e mi apre il cuore.. Quando provo questo, mi sento rinata.. come se fossi riuscita a scrollare di dosso lo strato di terra che seppelliva i miei istinti più semplici e primitivi, i più belli. In piena fase di regressione.. mi sento sempre più bambina.

Buenos dias seño! Un chicco di caffé saltella nella mia direzione ogni mattina, spalancando le braccia in caduta libera... in attesa che lo afferri tra le mie braccia e gli offra una prospettiva dall'alto, prima di entrare a scuola. Così comincia la giornata.
Seño voy a chuparle su sangre.. aaagh! Un piccolo vampiro, con la bocca cosparsa di succo di rapa rossa, non perde occasione per sbucare alle mie spalle, all'improvviso, per azzannare, effettivamente, il mio collo... Muchas gracias, buen provecho..
Seño me cuenta un cuento? Due treccine e due occhi birichini mi guardano con attesa... I bambini ormai conoscono tutti i racconti a memoria, ma hanno sempre voglia di riascoltarli. Wendy salta dentro la sua casetta preferita, accovacciata tra le mie braccia le mie gambe incrociate, e insieme voliamo sul magico tappeto di Aladino.

Matrimonio di Marvin e Marisela
Non posso crederci, la varicella a 27 anni... la salute è piuttosto claudicante e batteri e germi di questa eterna primavera non sono oggettivamente molto clementi con le mie difese immunitarie ormai affossate, rassegnate, in trincea.
Eppure avevo promesso a Roxana di aiutarla nei preparativi del matrimonio di suo fratello. La febbre si è arresa, le croste permangono ed esplodo di energia, inspiegabilmente. Ma non mi faccio troppe domande quando sento Rox in panico e corro ad aiutarla ininterrottamente per due giorni, componendo fiori di plastica, colombine bianche, fiocchi di carta, nastri e svolazzi... Ma è stato dietro a quei pentoloni, che tenevano a bada le fiamme e gli scoppiettii della legna ardente, dentro quel fumo aromatico, tra le montagne colorate di carne e verdura e le anziane che tortillavano incessantemente dall'alba che ho percepito una magica atmosfera familiare, centro americana. Dentro un romanzo di Laura Esquival.
Da una famiglia che non è la mia, mi sono sentita sinceramente accolta all'interno di un rituale che ho subito introiettato e fatto mio. Il calore e l'incanto di questo giorno si prolungano fino a sera di fronte a un bicchiere di rum condiviso con il papà di Rox.  Sommersa dalla sua emozionante umiltà.  Per un giorno, solo per uno, mi sento veramente fagocitata in questo tempo, in questa realtà, in questa Guatemala.

Isabella, volontaria IBO in Servizio Civile in Guatemala

 

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