Home > Archivio articoli Centro Pinochio > Come un seme: un'esperienza di circo sociale in Romania
banner-5-x-1000
Come un seme: un'esperienza di circo sociale in Romania correo

circo-sociale2Prima...

Arriviamo all'aeroporto di Bucarest da Forlì dopo circa due ore di viaggio. Tra i passeggeri del volo non riconosco nessun volto che assomigli ad un turista. Gli sguardi che incrocio sono quelli di Rumeni che si domandano chi siamo e cosa andiamo a fare in un paese che negli ultimi anni ha visto fuggire migliaia di persone in cerca di condizioni di vita migliori.

Sono in compagnia di Linda, una ragazza che lavora per l'organizzazione non governativa IBO Italia, partner italiana di "Rom Pentru Rom", associazione locale che gestisce il centro educativo "Pinocchio" di Panciu, un paesino di circa 8.000 abitanti situato nella Vrancea, una delle regioni più povere della Romania.

Il trolley che mi trascino fino alla stazione ferroviaria è pieno di attrezzi di giocoleria. Sono qui per fare un laboratorio di arti circensi i bambini che frequentano il centro educativo di Panciu. Molti di loro vivono in condizioni sociali estremamente difficili e provengono dalle due maggiori comunità di etnia rom stanziatesi in questo paesino dell'est della Romania.
Schiviamo a fatica le decine di tassisti che ci assalgono proponendoci viaggi a buon mercato e nei dintorni della stazione noto dei ragazzini di strada che chiedono l'elemosina e sniffano colla. Non posso non pensare a Miloud, il diavolo col naso rosso, all'esperienza di Parada e ai diversi ragazzi usciti dall'inferno delle fogne. Fra qualche ora lasceremo la capitale per raggiungere Panciu e già da domani avrò modo di conoscere i bambini con cui lavorerò per circa un mese.

e dopo...

circo-sociale3Scrivo queste righe di ritorno dallo spettacolo del Circo Acquatico Bellucci che vorrei ringraziare per averci ospitato sotto il loro tendone a Focsani, una città non molto distante da Panciu. Forse una coincidenza ha voluto che il laboratorio si concludesse in questo modo e la ricompensa maggiore è stato osservare lo sguardo stupito dei bambini che vedevano il circo per la prima volta.

Sono arrivato a Panciu con una valigia piena di oggetti colorati: palline, piattini cinesi, diablo, foulard, bolas, cappelli e tanti nasi rossi. Sono stato accolto dai bambini con entusiasmo e stupore. Ho cominciato a giocare con loro e tutto il resto è stato uno scoprire relazioni, costruire rapporti, dare sfogo agli impulsi creativi.

Durante tutto il percorso ho avuto modo di scrutare le sensibilità, i limiti e i rifiuti di bambini non molto diversi da quelli di altri quartieri emarginati di altri paesi. Bambini a cui restituire un'infanzia meno dura e più libera dai tanti condizionamenti che la povertà e l'ottusità degli adulti riduce a miseria umana. Insieme abbiamo scoperto quella magia che fa girare tre palline in aria, indossato quella meravigliosa, piccolissima maschera rossa, che dà voce al cuore. Abbiamo giocato con l'anima e con il corpo e durante quei momenti eravamo noi in un mondo fatto a nostra misura.

Il circo è un vecchio signore che parla la stessa lingua dei bambini, sotto il suo tendone si guarda il mondo da un'altra prospettiva e forse è proprio questa l'immagine che meglio può descrivere la mia idea di "circo sociale". Come quel barone rampante calviniano che, dall'alto del suo rifiuto e dei suoi sogni di bambino, scruta dal suo regno la follia degli adulti e se ne distacca, così il gioco e le arti del circo possono creare le condizioni per restituire ai bambini il loro diritto ad essere liberi.

Non penso esista un metodo particolare nell'utilizzo delle arti a scopo sociale. In primo luogo, occorrono competenze specifiche, ma l'elemento che reputo più importante è la sensibilità dell'operatore e la sua capacità di utilizzare il gioco e l'arte in modo creativo. Ogni esercizio, gioco o acquisizione di una particolare abilità devono essere il tramite di un processo educativo che stimoli il bambino al rispetto di sé e degli altri, che lo metta in condizione di poter esprimere rifiuti e condivisioni in maniera assolutamente libera, che faccia emergere quel potenziale espressivo che fa bene all'anima e che infine crei le condizioni affinchè il "seme" di un'esperienza si trasformi in opportunità di crescita. Un compito non facile, non sempre realizzabile, ma tuttavia necessario. Nella speranza che quel seme possa un giorno germogliare.

Vanni Spataro, giocoliere professionista, ma soprattutto un cuore grande grande (GRAZIE!)