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Panciu è un paese di 12.000 abitanti a circa 300 chilometri a nord di Bucarest. Nella sua periferia abitano, in condizioni disperate e odiate da tutti, circa 650 persone di etnia rom. Molti di loro vivono in condizioni pietose con situazioni famigliari spaventose. Le coppie hanno mediamente 4/6 figli, per cui la maggior parte di loro sono bambini o ragazzi. Abitano in fatiscenti case di terra e paglia di dimensioni ridottissime: vivono, in una sola stanza, anche 10 persone. L’inverno è molto rigido (la temperatura scende a –20°); le loro case hanno spesso le finestre rotte o il tetto che imbarca acqua. La gente del paese rifiuta la presenza dei rom nei centri abitati. Gli uomini, non trovando lavoro, passano il loro tempo a vagabondare o ad ubriacarsi lasciando alle mogli il compito di badare alla casa e ai lavori domestici. Essi vivono di espedienti - qualche giorno di lavoro durante la vendemmia (la zona è molto importante da un punto di vista vinicolo), qualche furtarello - oppure chiedendo l’elemosina. In questo contesto i figli crescono senza valori, senza figure di riferimento. Anche da un punto di vista politico i rom non sono assolutamente tutelati; per questo motivo si sono chiusi nelle loro comunità acuendo il loro odio verso i “rumeni”. Altri invece preferiscono partire per l’Europa centrale in cerca di fortuna
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Da qualche tempo gli argomenti “pedofilia” e “turismo sessuale” sono sulla bocca di tutti. Già dal ’91, la Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo ci proponeva di preparare un progetto in favore dei giovani vittime di questo flagello. Lo stesso Governo dello Sri Lanka chiedeva all’ambasciatore italiano a Colombo, di prendere in considerazione la grave situazione di quei ragazzi, ributtati in strada dopo essere stati oggetto di attenzioni particolari da parte di turisti in cerca di avventure esotiche. A quell’epoca i Salesiani, presenti a Negombo - zona nota per le sue spiagge incantevoli - avevano avviato il “Don Bosco Technical Centre” con lo scopo di recuperare quei giovani e dar loro una formazione professionale e qualificata così da aiutarli ad inserirsi nel mondo del lavoro. L’IBO avrebbe fornito le attrezzature necessarie per il funzionamento di questo centro.Il progetto fu presentato al Ministero degli Affari Esteri nel 93, ma solo oggi si è concluso l’interminabile iter burocratico. Dopo quindi 6 anni dalla richiesta di intervento sembra che siano in arrivo i previsti finanziamenti.
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Pacram e Pistull sono due piccoli villaggi del Comune di Haimel in provincia di Scutari, nel nord dell'Albania. Gli abitanti sono circa 3.000. Durante il regime comunista in queste zone venivano mandate le famiglie non desiderate. Le infrastrutture sono inesistenti, mancano le strade, l'illuminazione, le fognature e l'acqua potabile con gravi conseguenze per la salute, soprattutto dei bambini. E' presente una sola fontana pubblica dove durante il giorno le persone si incontrano: donne che lavano, bambini che giocano, altri che si fermano solo per parlare. Le case sono piccole e malsane e spesso devono ospitare anche gli animali. Pochi sono i veicoli circolanti, per lo più si usano ancora il calesse e la bicicletta. L'unico locale pubblico, oltre la scuola, è la chiesa; quest'ultima però sprovvista di arredi e di luce elettrica. Il sacerdote è presente saltuariamente, mentre totalmente assente è il medico. La terra è lavorata ancora con mezzi rudimentali e con scarsi risultati. L'allevamento è limitato a pochi capi per famiglia (una mucca e qualche gallina). Ogni famiglia ha in media almeno tre bambini. Molto importante è la presenza dei nonni. L'organizzazione della famiglia è affidata alle donne, le quali, oltre ad occuparsi della casa, devono lavorare nei campi. L'educazione dei bambini è uguale fino all'adolescenza, ma in seguito è fortemente differenziata: le ragazze imparano a gestire la casa, a lavorare i campi e/ad usare il telaio; mentre i ragazzi vengono avviati alla vita pubblica. Il matrimonio è normalmente combinato dai genitori e l'età media degli sposi è di 21/23 anni.
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